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Nel nome del dio del sole

"Nel nome del dio sole", il nuovo romanzo di Paola Giovetti, racconta una storia moderna che si intreccia con una vicenda antichissima, quella del faraone “eretico” Akhenaton, al quale viene attribuita la prima visione monoteistica della storia.

di Redazione , 23 Gennaio 2014
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Nel nome del dio sole' racconta una storia moderna che si intreccia con una vicenda antichissima

“Jeanne raccolse il piccolo coccio luccicante che aveva attirato la sua attenzione già da lontano e lo guardò con attenzione. Più che un coccio, era un pezzetto di intonaco dipinto, grande poco più del palmo di una mano, leggero come una piuma.

Non era un pezzo di intonaco qualsiasi: era certamente una parte importante, se non la più importante, di un affresco. Un affresco piccolo, si disse Jeanne, a giudicare dalla testina femminile che vi era raffigurata.

Il volto, di squisita fattura, era perfetto, senza alcuna scalfittura o segno di degrado, come se fosse stato scalpellato via da una parete integra da qualcuno che voleva proprio lui e soltanto lui. I bordi erano regolari e tranciati di netto: chi l’aveva staccato dalla parete, aveva fatto un buon lavoro…".

E’ questo l’inizio del nuovo romanzo di Paola Giovetti, "Nel nome del dio sole" che racconta una storia moderna che si intreccia con una vicenda antichissima, quella del faraone “eretico” Akhenaton, al quale viene attribuita la prima visione monoteistica della storia.

Egli infatti, salito al trono verso il 1350 a.C., fu protagonista della più importante rivoluzione culturale e spirituale dell’Egitto, in quanto introdusse il culto del dio unico, prima traccia delle grandi religioni monoteistiche del nostro tempo. Amon, il dio dalla testa di ariete, era sostenuto da una potentissima casta sacerdotale; e fu anche per affrancarsene che il faraone introdusse il culto di Aton, il disco solare, che tutto genera e tutto governa, manifestazione di ogni aspetto della vita. Con la rivoluzione di Akhenaton, il disco solare riassumeva in sé tutto il divino e comunicava soltanto con il sovrano, il quale diventava in questo modo l’unico intermediario tra la divinità e il popolo. Non più quindi la grande molteplicità di dei tipica di secoli e secoli di storia egizia, ma un’unica divinità raffigurata come il sole che accarezza la creazione.

Un’autentica rivoluzione che si ripercosse anche nell’arte (maggior realismo, più gioiosità e luminosità, linee più morbide, volti più espressivi, grande amore per la natura) e nella vita sociale. Per attuare le sua riforma, il sovrano abbandonò Tebe, dove la casta sacerdotale era molto potente, e creò una nuova città 300 km più a nord, Akhentaton, che significa “orizzonte di Aton”, l’attuale Tell-el-Amarna: una città ricca di giardini, costruita in pochi anni, capace di ospitare centomila persone, dove il faraone aveva riunito la corte ed era vissuto con la bellissina moglie Nefertiti, che gli aveva dato sei figlie femmine. Nefertiti quasi certamente non era di stirpe egiziana: il suo nome infatti significa “la bella è venuta”.

La rivoluzione di Akhenaton, che aveva significato una drastica riduzione del potere della casta sacerdotale, durò poco, dal 1350 al 1333 a.C.: diciassette anni appena, dopo di che ci fu la restaurazione. Alla morte del faraone, avvenuta in circostanze ancora sconosciute, la nuova città fu abbandonata, i sovrani che gli succedettero tornarono a Tebe e Akhenaton stesso fu oggetto di una vera e propria damnatio memoriae: i suoi monumenti furono smantellati, il suo nome cancellato, persino il suo corpo non fu mai ritrovato. Dopo di lui regnò Tutankhamon, che aveva sposato una delle sue figlie e forse era lui stesso figlio suo e di una moglie secondaria, salito al trono ad appena nove anni e morto a diciannove, famoso soprattutto per la sua tomba, l’unica ritrovata intatta; con lui, e soprattutto dopo di lui, riprese il culto di Amon. Secondo certi studiosi, Tutankhamon sarebbe stato ucciso dai sacerdoti di Amon proprio perché ancora legato al culto di Aton.

E’ stato fatto rilevare un aspetto importante: sono pochi a ritenere che culto del sole di Akhenaton abbia influenzato le concezioni ebraiche e che Akhenaton possa essere considerato un precursore del monoteismo del popolo eletto. Il grande Ramses II è legato, si ritiene, alla cattività degli ebrei; e l’Esodo avvenne probabilmente sotto il regno del suo successore Merneptah. Entrambi questi sovrani sono vissuti dopo Akhenaton, quindi si può ipotizzare che il suo pensiero abbia avuto influenza sugli ebrei e in particolare su Mosè, che viveva presso la corte del faraone.

Nel romanzo, la vicenda del culto di Aton si intreccia con quella, ben nota ai cultori della ricerca psichica, del pittore medianico francese Augustin Lesage, un semplice minatore che di colpo si rivelò capace di dipingere e di riprodurre su enormi tele motivi tipici di antiche culture a lui ignote: Egitto, India, Siria e altro ancora. Uno degli episodi più famosi della vita di Lesage è l’aver lui dipinto una scena egizia prima che questa venisse scoperta dagli archeologi in una tomba della valle degli artigiani. I due motivi (una scena agreste) sono identici e fecero ritenere a Lesage di essere la reincarnazione dell’antico artigiano di nome Mena (il nome fu ritrovato) che aveva dipinto quella scena nella tomba che aveva predisposto per sé e ora la dipingeva nuovamente attraverso di lui per dare una prova della sua sopravvivenza.

Su questo vicenda reale, e sulla storia altrettanto reale di Akhenaton, si innesta una sorta di giallo archeologico, che vede coinvolti due coraggiosi ricercatori, una banda di tombaroli di lusso disposti a tutto pur di scoprire una tomba intatta e tutta una serie di personaggi di contorno che fanno da sfondo alle gesta dei protagonisti. Il tutto si svolge lungo le meravigliose rive del Nilo, nelle oasi del deserto occidentale, a Luxor nella valle dei Re e delle Regine, ad Assuan e sull’isola di File: paesaggi straordinari legati ad ancora più straordinarie vicende storiche.

Il casuale ritrovamento di un pezzetto di intonaco dipinto, che risulterà portato via proprio dalla tomba di Mena, mette in moto un meccanismo inarrestabile, un viaggio attraverso l’Egitto antico e moderno che condurrà alla scoperta di una specialissima tomba inviolata dove il culto del dio Sole è celebrato in tutta la sua gloria.

Oltre al piacere di leggere un romanzo scorrevole e appassionante, il lettore scoprirà alla fine di aver imparato molte cose sull’Egitto e si sentirà più vicino allo straordinario patrimonio culturale e spirituale che la civiltà nata sulle rive del Nilo, ancora per tanti aspetti misteriosa (si consideri che gli studiosi ritengono che il 70% del patrimonio archeologico dell’Egitto sia ancora sotto terra…) ci ha lasciato.

Paola Giovetti, “Nel nome del dio del sole”, Edizioni Segno 2013 (pag. 260, 15 €)

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