L'Eterno Ulisse

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Il linguaggio dei simboli

Fiori di Loto nell'antico Egitto

Continua il nostro viaggio nel misticismo più segreto dell’Oriente, sulle tracce del fiore di loto, simbolo di purezza e rinnovamento. Il loto è un elemento ricorrente anche nella simbologia egizia. Dalla religione all'architettura, dalla pittura tombale agli oggetti di uso comune.

di Rigel Langella, 28 Agosto 2012
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Nelle pitture murali ci viene mostrato frequentemente l'atto di annusare il fiore, il cui profumo è manifestazione dell’essenza spirituale

Il loto ricorre frequentemente nel simbolismo religioso di varie civiltà: nell'antico Egitto il dio-sole, Horus, è raffigurato come un bambino seduto su un fiore di loto. I quattro figli di Horus vengono rappresentati mentre escono da un fiore di loto. Anche Nefertum, figlio di Ptah, il Fuoco Creativo, nasce da questo fiore. Il letto sul quale Isis e Osiris erano nati era ancora un loto.

Nelle pitture murali ci viene mostrato frequentemente l'atto di annusare il fiore, il cui profumo è manifestazione dell’essenza spirituale. Il loto, dunque, è un elemento decorativo ricorrente nella simbologia egizia. Questo tipo di fiore lo troviamo spesso nell'architettura, nelle pitture tombali, o come motivo decorativo su oggetti d’uso comune.

horus
Nell'antico Egitto il dio-sole, Horus, è raffigurato come un bambino seduto su un fiore di loto

Nelle raffigurazioni di banchetti, rinvenute nelle tombe, si vede che boccioli di loto venivano offerti ai commensali, i quali li attaccavano al cerchio che guarniva la fronte. Perfino nel mondo islamico, a tanti secoli di distanza, il motivo del loto ricorre nella decorazione floreale ceramica e nella metallistica, ispirando talvolta la forma stessa del recipiente, simile alla corolla del loto appena dischiusa.

Va detto, però, che attorno al V secolo a. C. la spinta della colonizzazione ellenica diffonderà la rosa in tutto il Mediterraneo, soppiantando rapidamente, o almeno mettendo in secondo piano, tutti gli altri più antichi fiori sacri come il fior di loto.

È a questo punto che le strade del simbolo, della mistica e dell’esoterismo cominciano a divergere tra Oriente e Occidente. Conservano la loro natura di simboli vivi solo se continuano a suscitare nell’autore o nel fruitore una tensione che lo spinga al raggiungimento di ulteriori e più elevati significati.

Loti bianchi e rose rosse, diventeranno quasi armi araldiche, vessilli sotto i quali militare gli uni contro gli altri. Solo in tempi recenti - e ricordo per tutti Grazia Marchianò dell’Università di Siena che ne ha fatto, dall’Australia al Giappone, dall’Europa all’America, un vessillo di studi comparati e di intercultura - loti e rose tornano finalmente ad incontrarsi, ma questa, ovviamente è un’altra storia.

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