L'Eterno Ulisse

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L’innominata dei tarocchi: di morte non si muore

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sul numero 22 de "L'Eterno Ulisse"

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di Maria Pia Fiorentino, 16 Dicembre 2019
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La Morte, di Oswald Wirth

Con l’appeso, la dodicesima lama dei tarocchi, l’iniziato-bagatto ha tratto l’insegnamento basilare del suo cammino sacrificando il proprio ego e rimanendo indifferente alla sua realtà materiale.

Nel corso delle precedenti tappe l’iniziato-bagatto è morto continuamente alle sclerotizzazioni del suo mentale; è morto alla stupidità dei pregiudizi per rinascere alla libertà del pensiero.

Ora deve totalmente misurarsi con la morte, verificando la sua reale vittoria sulla schiavitù della materia, sebbene sia già riuscito a capovolgere la sua visione del mondo, stravolgendo i parametri che un tempo governavano la sua esistenza: come il cristo, infatti, ha dispensato ai suoi simili, in modo assolutamente naturale e con generosità, i tesori spirituali accumulati nel corso del suo cammino; ma adesso l’iniziato non potrà rinascere totalmente a nuova vita se prima non morirà del tutto al mondo delle apparenze, sperimentando così, paradossalmente, che “di morte non si muore”.

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