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Miti e leggende

Antilia - Atlantide: le misteriose “Insulae de novo repertae”

Nel corso dei secoli Antilia e le isole intorno sono state oggetto di numerose ricerche, sia immaginarie che reali. Era opinione diffusa che a ponente ci fossero altre isole prima del Catay, parere alimentato dai tronchi di legno che lì arrivavano, portati dai venti occidentali e dalla forte corrente. L’identificazione di Antilia è ancora oggi oggetto di dibattito. L'autore ci riepiloga in questo articolo la storia e le teorie che vengono associate a quest'isola.

di Giuseppe La Greca, 14 Febbraio 2020
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Portolano di Pizzigano 1367

L’isola di Antilia, con il suo arcipelago, era collocata quasi al centro dell’Atlantico moderno, ai limiti del mondo conosciuto prima della scoperta dell’America da parte di Colombo. Alcuni autori individuano in Antilia le Antille, altri le Azzorre, altri i frammenti del continente perduto di Atlantide.

La storia di Antilia

Secondo la leggenda, riportata da Martin Behaim nel globo del 1492: “nell’anno 734 dopo la nascita di Cristo, quando tutta la Spagna fu invasa dai miscredenti dell’Africa, quest’Isola di Antilia, chiamata anche l’Isola delle Sette Città, fu popolata dall’arcivescovo di Porto con altri sei vescovi, e alcuni compagni, uomini e donne, fuggiti dalla Spagna con il loro bestiame e le loro proprietà. Nell’anno 1414 una nave spagnola si avvicinò molto a quest’isola”. Nella versione spagnola i sette vescovi dopo la fuga, e perché non si pensasse più a tornare in Spagna, fecero bruciare le navi con tutti i cordami e gli altri oggetti necessari alla navigazione. Insediatisi nell’isola avrebbero fondato altrettante città, per cui l'isola veniva anche denominata Isola delle Sette Città. Parallelamente, in Portogallo si raccontava che, dopo la sconfitta subita da Re Roderico ad opera degli arabi, l'arcivescovo di Oporto e sei dei suoi vescovi erano fuggiti in un'isola fondando ognuno sette città: Aira, Anhuib, Ansalli, Ansesseli, Ansodi, Ansolli e Con.

Nel XVI secolo, Pietro da Medina, autore di un Trattato sull’arte della navigazione, scrive: “Non lontano da Madera c’era un’altra isola chiamata Antilia, che oggi non è più visibile… In un Tolomeo che era stato inviato a Papa Urbano (Urbano VI), ho trovato quest’isola, alla quale si riferiva la seguente dicitura: quest’isola di Antilia fu scoperta, tempo fa, dai Portoghesi, ma oggi non la si ritrova più: i suoi abitanti, che parlavano lo spagnolo, si dice vi avessero cercato riparo nella loro fuga davanti ai Barbari invasori della Spagna e di re Roderico, l’ultimo che portò la corona spagnola al tempo dei Goti. Nell’isola c’è un arcivescovo con sei atri vescovi, e ognuno di essi ha una città; molti perciò la chiamato l’isola delle Sette Città: i suoi abitanti sono cristianissimi ed hanno in abbondanza tutte le ricchezze di questo mondo”.

I primi cartografi che la citano furono i fratelli Domenico e Francesco Pizzigano, veneziani, in un portolano datato 1367. L’iscrizione, resa poco leggibile dallo scorrere del tempo, è stata oggetto di diverse interpretazioni. Alcuni la riferiscono ad Antilia, una terra con grandi statue che si innalzano di fronte alle sue coste; altri ci vedono solo un riferimento alle Colonne d’Ercole. L’isola appare per la prima volta nella carta del 1424, di Zuane Pizzigano, probabilmente figlio di uno dei due fratelli, accompagnata dalle altre isole: Satanazes, Saya e Ymana, due rosse e due blu. Non si conosce il motivo di questa rappresentazione né se avesse o meno un preciso significato, ma sicuramente influenzò molto le carte dei suoi contemporanei, i quali copieranno molti aspetti della sua opera. A quei tempi l’oceano era ancora una vasta distesa sconosciuta, palcoscenico delle più fantasiose storie marinaresche, e solo pochi si spingevano così lontano. Magari alcuni marinai, gettati in quelle isole dalle tempeste, a cui diedero soltanto una fugace occhiata, tornati ai porti europei dettero una confusa descrizione di ciò che avevano visto, e i cartografi, rifacendosi a descrizioni vaghe, forse anche di seconda o terza mano, abbozzarono quest’isola dall’insolita forma.


Bartolomeo Pareto 1455

Nei decenni successivi la ritroviamo in altre mappe, tra le quali figurano quelle di: Battista Beccario, 1435; Andrea Bianco, 1436; Bartolomeo Pareto, 1455; Martin Behaim, 1492. Nella carta del Beccario vengono definite come “isole segnalate di recente”. Nel portolano del Bianco, il gruppo di Antilia viene disegnato al margine del mondo conosciuto, il quale diventa sempre più impreciso man mano che ci si allontana dal Mare Nostrum.

La rappresentazione successiva venne fatta dal genovese Bartolomeo Pareto. La grande isola è questa volta di colore blu, con un grande golfo a sud, tre a ovest e quattro a est. L’ispirazione alla carta del Pizzigano è evidente. La forma e le insenature sono quasi identiche; la grandezza è più o meno equivalente a quella del Portogallo, quasi come se fosse una sua proiezione in mezzo all’oceano.

Di Antilia parlava nel 1474 Paolo Toscanelli, nelle sue lettere alla corte di Portogallo ed a Cristoforo Colombo, come d’una stazione intermedia sulla strada dell’Indie per l’Ovest; e inviava una carta da lui stesso disegnata, ove indicava la distanza da Lisbona al famoso porto cinese di Quiosay e tra mezzo le due grandi isole di Antilia e di Zipangu. La prima era l’estrema terra conosciuta dell’occidente l’altra l’estrema terra conosciuta dell’Oriente.

Alla ricerca delle isole

Nel corso dei secoli Antilia e le isole intorno sono state oggetto di numerose ricerche, sia immaginarie che reali. Era opinione diffusa che a ponente ci fossero altre isole prima del Catay, parere alimentato dai tronchi di legno che lì arrivavano, portati dai venti occidentali e dalla forte corrente.

Il figlio di Cristoforo Colombo, Fernando, nella “Vita di mio padre” precisa: “Alcuni Portoghesi la segnalavano sulle loro carte con il nome di Antilia; nessuno la collocava a più di duecento leghe circa di distanza ad Occidente delle Canarie e delle Azzorre. Essi tengono per certo trattarsi dell’isola delle Sette Città, popolata dai portoghesi all’epoca in cui la Spagna fu tolta al re don Roderigo dai Mori, cioè nell’anno 714 dopo Gesù Cristo …”

Nel 1447 ad Antilia vi sarebbe arrivato un vascello portoghese, trovandovi una popolazione che parlava la stessa lingua. Nel 1470, il pilota Pedro de Velasco parte dalle Azzorre. Cerca Antilia, "prima delle isole", la terra più avanzata ad ovest. Velasco viaggiò per 150 leghe e fu scoraggiato dall'immensità del mare. Meno fortunate furono le spedizioni reali, di Fernando Telles e Fernando Dulmo, che nel 1475 e nel 1486 cercarono invano l'isola. Fernando Dulmo, uno dei primi coloni delle Azzorre ottenne, per concessione del re del Portogallo, nel 1486, diritto al possesso delle terre che avrebbe trovato a ovest delle Azzorre. Nel 1484 Domingo de Arco afferma di aver visto numerose isole al largo delle Azzorre.

Secondo Giovanni Caboto gli armatori di Bristol inviarono dal 1491 spedizioni alla ricerca dell’isola: “da sette anni in qua quelli di Bristol armano, ogni anno, due, tre, quattro caravelle per andare a trovare, l’isola di Hy Brazil e quella delle Sette città”.

Nel 1570 più di 100 testimoni dichiarano di aver avvistato 40 leghe a nord-ovest dell'isola di Ferro, una delle Canarie, una terra: due colline arrotondate separate da una valle, calcas, spiagge. Era, infatti, un miraggio: la costa occidentale dell'isola di Palma rifletteva, a causa di certe condizioni atmosferiche tra le nuvole.


Mappa di Toscanelli 1474

Man Satanaxia

Nei pressi della più nota Antilia venivano indicate altre tre isole; Man Satanaxia (o isola della Mano di Satana, Saluaga), Saya (Taumar o Tanmar) e Ymana (Royllo). Le carte nautiche del Medio Evo, come abbiamo già letto, denominavano il gruppo (inclusa Antilia) Insulae de novo repertae ovvero “Isole scoperte di nuovo”.

A nord di Man Satanaxia era collocato Saya. Di quest’ultima sappiamo che era a forma di mezzaluna, sulla mappa di Pizzigano sono presenti tre baie. L’ultima isola del gruppo, collocata ad ovest di Antilia, è Ymana. Aveva una forma irregolare.

Man Satanaxia a nord della poco più grande Antilia, era separata da quest’ultima da una sessantina di leghe; nella carta di Zuane Pizzigano è disegnata come una grande isola rettangola blu, frastagliata con baie e cinque o sei insediamenti, con la scritta ista ixolla dixemo satanazes, che è stata tradotta come "questa è l'isola chiamata dai diavoli". La sua forma è rettangolare ed orientata in direzione nord-sud. Nell’Atlante del 1463 di Grazioso Benincasa, gli insediamenti sull'isola di Satanaxia sono chiamati Araialis, Cansillia, Duchal, Jmada, Nam e Saluaga; sulla mappa sono presenti sei baie, tre per ogni costa più lunga, tutte equidistanti, caratteristica che condivide con Antilia.

Vincenzo Antonio Formaleoni, dopo aver consultato nella biblioteca di San Marco a Venezia l'atlante di Andrea Bianco, dove quest'isola appare, trova una spiegazione per il nome di quest'isola in un romanzo di Christoforo Armeno intitolato Il Pellegrinaggio di tre Giovani figliuoli del re di Serendippo. In questo romanzo si parla di una certa regione dell'India dove, ogni giorno, una mano esce dalle acque, che afferra i marinai e li trascina verso le profondità abissali. Poiché questa mano può essere solo quella di Satana, Formaleoni trova l'origine della denominazione di quest'isola.

L’esploratore svedese Nordenskiold trova un'altra possibile origine per questa strana denominazione, credendo che sia una corruzione del nome di un santo, di "S. Anastasio".

Scrive Robert Charroux: isola magica? Può darsi, piuttosto però si direbbe isola dei sortilegi, dove alcuni uomini sono in grado di esercitare un potere straordinario, isola dell’Uomo primordiale, ombelico del mondo, in analogia con quello che rappresenta per i Celti l’isola di Man nel mare d’Irlanda. Ed eccoci ancora ad Atlantide, nella terra dei Primi Padri sapienti!

A meno che Man Satanaxia non evochi l’immagine di una terra che sorge, scompare, riemerge dall’oceano alla stregua delle isole-fantasma, fenomeno vulcanico in un certo modo peculiare della zona atlantica sovrastante l’immenso impero di Atlantide …


Portolano di Albino De Canepa 1489

Come conciliare realtà e leggenda

Dopo la scoperta dell’America, e con tutti i viaggi oceanici che ne seguirono, i cartografi si scontrarono con l’evidenza della matrice leggendaria di Antilia e delle altre isole del gruppo, e iniziarono a farle sparire dalle carte.

Alcuni, il primo dei quali fu lo storico italiano Pietro Martire d'Anghiera nel 1493, credono che Antilia rappresenti una precedente scoperta delle Indie Occidentali (probabilmente Porto Rico o Trinidad). Di conseguenza le isole caraibiche presero il nome di Antille. La forma dell'isola sul mappamondo di Behaim è simile a quella di Trinidad. Alcuni autori hanno identificato Antilia con Haiti e Saluaga (Man Satanaxia) con Cuba, ciò prima della scoperta di Colombo.

Il geografo francese Philippe Buache propose l’identificazione di Antilia con l’isola di São Miguel, ipotizzando un errore da parte dei cartografi rinascimentali o dei primi navigatori che portarono nel continente informazioni non del tutto corrette, magari interpretate male dai loro ascoltatori. E’ possibile che queste informazioni siano passate da persona a persona, finendo con l’essere travisate e arricchite di elementi immaginari. Questa ipotesi fu però scartata in quanto non si può identificare Antilia, descritta come la più occidentale di tutte le isole, con San Miguel, che è tra le più orientali. Antilia era considerata la tappa di mezzo nel viaggio tra l’Europa e le Indie, mentre le Azzorre erano a poca distanza dal continente. La differenza di grandezza tra le isole avvalora ancor di più la smentita di questa ipotesi. La tradizione posteriore portoghese, tuttavia, identificò Antilia con l'Isola di São Miguel dove sette villaggi attorno a laghi gemelli sono note come Sete Cidades.

Nel planisfero di Martin Waldseemuller (1507), un po’ più a ovest della tradizionale ubicazione di Antilia (la quale non è più presente) si nota una terra di forma simile, l’Isola di Isabella. La somiglianza tra Isabella e Antilia farebbe pensare che le due isole coincidano, ma non si hanno abbastanza prove per dar credito a questa ipotesi.

Antilia/Atlantide

Scrive Robert Charroux: questi indizi, per labili che possano sembrare (…) ci spingono a ritenere che Antilia fosse una piccola parte di Atlantide miracolosamente scampata al cataclisma universale prodottosi 12.000 anni orsono e scomparsa poi definitivamente verso il 1550”.

Charles Berlitz afferma che: “tra queste c’era anche la carta di Benincasa (1482), che mostrava l’isola di Antilia o Antilla approssimativamente nella stessa posizione della leggendaria Atlantide, vicino ad un’altra grande “isola selvaggia”.

Bertrand Westphal: “una sorta di Atlantide invertita è all’improvviso riemersa dalle acque.”

Dario G. Martini: “E si favoleggiava anche di Antilia, forse da Atlan-tilha, piccola Atlantide, di cui aveva scritto Platone e della quale si diceva che fosse anche nota come isole delle sette città”.

Alessandro Greco: Non è improbabile che Cristoforo Colombo si sia imbattuto su qualche riferimento ad Atlantide, durante gli inevitabili studi che ha tale impresa imponeva, e non è improbabile neppure che l’alone di segretezza, sul quale il navigatore italiano avrebbe dovuto tenere il silenzio, gli fosse imposto come “segreto di Stato” dalla corona Spagnola (…) a conferma del fatto che forse la sua “missione segreta”, fosse in realtà il recupero del leggendario oro di Atlantide.


Globo di Martin Behaim 1492

L’identificazione di Antilia è ancora oggi oggetto di dibattito. C’è chi la riconosce come una delle Azzorre, chi come una delle innumerevoli isole dei Caraibi, altri ancora la ritengono pura invenzione.

Ma, anche se fosse solo una leggenda, è possibile che nasconda un fondo di verità?

Rispondere a questa domanda non è facile, soprattutto considerando il fatto che non ci sono molte informazioni relative alla sua genesi; le carte furono realizzate in un periodo di transizione tra la cartografia medievale, arricchita di elementi fantastici, e la cartografia moderna, più attenta alla realtà, seppur con qualche eccezione. Probabilmente la genesi di questa leggenda è destinata a rimanere un mistero. Forse non sapremo mai in base a quali elementi i cartografi disegnarono quella vasta massa galleggiante, o cosa abbiano visto quei marinai che si avventurarono per mare affrontando forti correnti e venti impetuosi, che spesso gli facevano smarrire in quell’immenso deserto azzurro, in mezzo al quale, nell’immaginario europeo, si trovava Antilia, l’isola delle sette città.

Bibliografia

Alessandro Greco, Atlantide Ritrovata, Lulu enterprise Inc., 2010.

Robert Charroux, Civiltà Perdute e Misteriose, Edizioni Mediterranee, 1996.

Charles Berlitz, Atlantide, l’Ottavo continente, Edizioni Mediterranee, 1987.

Dario G. Martini, Cristoforo Colombo. Tra ragione e fantasia, ECIG, 1987.

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