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Miti e leggende

La Fortuna nella mitologia dell'area greca

La Fortuna, il Fato, il Destino, la Provvidenza e tutte quelle forze che agiscono in qualche modo determinando il corso degli eventi, il successo o l’insuccesso delle azioni umane, possono essere ricondotte, nelle varie tradizioni e nelle varie aree linguistiche e culturali, ad un insieme ternario, ad una triade di poteri, con innumerevoli e interessanti corrispondenze simboliche. La chiave per comprendere lo svolgersi degli umani eventi non può fare a meno di tener conto di questa triade.

di Mauro Ruggirello, 6 Agosto 2012
TAG  fortuna  grecia  simbolismi  mitologia 

moire
Nella mitologia classica greca il destino umano è determinato dalle Moire, in greco Mοιραι, da μοιρα, "parte assegnata, destino"

Linguisticamente, i termini che designano la Fortuna, sia buona sia cattiva, possono essere quasi tutti ricondotti, nelle varie lingue, a radici esprimenti l’idea di "ciò che capita, succede, tocca (in sorte)", ovvero "parte spettante", "augurio", "responso".

Nella mitologia classica greca il destino umano è determinato dalle Moire, in greco Mοιραι, da μοιρα, "parte assegnata, destino"[1]. La designazione di fortuna come di "parte assegnata" è comune, praticamente, a tutte le lingue indoeuropee, dal sanscrito bhāgya — "destino, fato, fortuna", bhāga - "parte assegnata, buona fortuna"[2], al russo sc’ast’e "fortuna", letteralmente "parte assegnata", e all'inglese lot "idem".

Le Moire, secondo Esiodo, distribuiscono agli uomini, sin dall’istante della loro nascita, la buona o la cattiva sorte che la vita riserva loro.

Sono tre: Cloto (in gr. Kλωθω), la "filatrice", la cui conocchia dipana il filo della vita; Lachesi (in gr. Λαχεσις, da λαχoς, λαχη "sorte, parte assegnata") dispensatrice della sorte, che assegna a ciascuno il proprio destino, e infine Atropo, (in gr. Aτροπoς) l'inflessibile, che taglia senza pietà il filo della vita. Esiodo le accosta inoltre alle Kere (in gr. Kηραι), spiriti maligni, demoni della morte e delle disgrazie.

Ma la Fortuna in Grecia è impersonata da Tyche: figlia di Oceano e di Teti, secondo Esiodo; una delle Moire, con l'epiteto di 'Salvatrice' (gr. Σοτειρα Tυχα), secondo Pindaro.

Tyche non è espressione di un potere cieco e casuale, come lo è, vedremo, la romana Fortuna, ma è piuttosto associata al governo universale di Zeus. La sua connotazione di buona fortuna, sempre positiva, faceva sì che ne venissero spesso invocati i favori, divenendo anzi protettrice e rappresentante di singole città greche (come ad es. Antiochia e Alessandria), oppure oggetto di culto personale, come nel caso dei sovrani ellenistici o dell'imperatore nelle provincie orientali dell'Impero.

Il termine Tyche (gr. Tυχη) "fortuna", deriva da una radice indoeuropea *DHEUGH- il cui significato originario è "mungere, elargire, donare", con collegamenti, ad esempio, col sanscr. duhati "munge, dà latte" e Kāma-duh(ā) "l’elargitrice", riferito alla mitica Vacca dei desideri della Bhagavad Gīta[3].

Un altro termine greco per designare la sorte è Symphora (Συμφορα) "Fortuna, circostanza", a volte "buona fortuna", più spesso però "sfortuna", ricollegabile al verbo symphero (συμφερω) "ricondurre, riportare" così come, lo vedremo nel prossimo articolo dedicato alla Fortuna nella mitologia di area latina, i termini lat. Fors, Fortuna sono corradicali di ferre "portare".

Note

1. Corradicale del verbo μειρομαι "ricevo la mia parte", e del latino merēre "meritare", merenda lett. "ciò che si merita", ecc. Tutti questi termini derivano da una radice indoeuropea *MER- col significato di "meritare, attirare (magicamente) la propria parte”; questa radice è collegata piuttosto curiosamente ad un'altra rad. *SMER- / *MER- con il significato originario di "ricordare, pensare a". Vedremo nei prossimi articoli se questo collegamento è motivato.

2. Tutti e due i termini si collegano al verbo sanscr. bhaj- "dividere, distribuire", nonché all'avestico baɣa- "parte assegnata, buona fortuna".

3. La stessa radice del gr. τευχω "fare, preparare", gotico daug “serve, è buono”, lituano daug "molto", daugeti "aumentare, accrescere".

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