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La "percezione" dell'energia

Nella medicina tradizionale cinese il termine Qi indica quella specie di respiro vitale che permea l'universo. In questo articolo l'autore, in virtù della sua esperienza, ci spiega in che modo questa sostanza energetica può essere percepita attraverso il tatto e opportunamente orientata attraverso il palmo delle mani.

di Aldo Evangelista, 17 Settembre 2014
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Nella medicina tradizionale cinese il termine Qi indica quella specie di respiro vitale che permea l'universo

Il concetto di energia

Il termine “energia” è quello correntemente usato in Occidente per indicare quell’alito di vitalità che tutto permea e che negli animali e, ancor più nell’uomo, può indurre percezioni e sensazioni che, anche quando sono rese evidenti dal loro agire e interagire, non riusciamo a catalogare e misurare con i consueti strumenti del mondo fisico. Tuttavia, pratiche mediche quali l’agopuntura e le altre specializzazione della MTC (Medicina Tradizionale Cinese), a riprova di una loro efficacia dimostrata, sono state riservate dalla Legge all’esercizio del medico, pur non essendo misurabili in grammi o volt le quantità di Qì (energia) erogate o, in qualche modo, elaborate dalla pratica stessa.

In realtà, ogni cultura complessa ed evoluta che sia arrivata fino a noi, ci ha portato la storia e la pratica di una sua Arte Medica, strettamente intrecciata alla tradizione e alla religione, che l’ha caratterizzata e distinta. Per una mia antica confidenza con la tradizione cinese, ho impiegato il termine Qì* (pronuncia Cì, in origine scritto “tchi”) che indica quella specie di respiro vitale (Qì, potrebbe essere meglio tradotto, “soffio”) che permea l’universo. Tutto l’universo, quindi, ha una sua gamma di Qì (una sua serie di frequenze energetiche), ma ciò non equivale a vita, forse, chissà, ne è un suo precursore. Il mondo vegetale e quello animale sono caratterizzati da una diversa qualità di Qì, che, con infinite modulazioni quali-quantitative, ne asseconda e ne governa i processi vitali.

Percepire e sperimentare

Negli ultimi anni ho avuto diverse possibilità di condurre classi finalizzate alla percezione del Qì. Le ultime, integrate nella Olistic Akademy di Form&Job, un’organizzazione di Terni che propone percorsi formativi agevolanti la stabilità dell’occupazione, riservate ad operatori del benessere, oltre ad una introduzione teorica alle basi della bioenergetica tradizionale cinese, ho proposto delle esperienze sulla percezione del Qì, che, in questa accezione, mi piace chiamare “sostanza energetica”, proprio per inserirla nel novero delle “cose” percepibili attraverso il tatto e le categorie connesse: densità, temperatura, ecc… In effetti, chi vorrà proseguire in questa esperienza, autonomamente o attraverso percorsi organizzati, potrà verificare come alla generica percezione, nel tempo seguiranno una notevole varietà di sensazioni, che forniranno informazioni sulla consistenza, sulla temperatura, sulla ruvidezza, sull’untuosità, sulla viscosità, … della sostanza energetica, rendendo possibile verificare sia la condizione prima di un trattamento, sia i cambiamenti indotti dal trattamento stesso – trattamento, peraltro, non necessariamente soltanto energetico, ma in ogni caso capace di influenzare l’assetto bio-energetico del soggetto trattato – così come di verificare l’effetto di una pratica bio-energetica (Qì-Gōng, yoga, Tai-chi, meditazione) sia su noi stessi, sia su un soggetto trattato.

Nella prassi, solitamente, la prima esercitazione porta a prendere contatto con il proprio Qì fisiologico, attraverso i chakra del palmo della mano. Seguirà, con gli stessi chakra, la percezione del Qì ambientale, quello del Cielo (Tien Qì) e di quello Terra (Tu Qì) e qualcuno (i più sensibili) potrà già riscontrare la diversa qualità di Qì che essi esprimono, essendo il Tien Qì potente espressione dello Yang e il Tu Qì dello Yin. Seguirà un esercizio di autolavaggio energetico della “coppa del cuore”, nella quale sedimentano le emozioni parassite, utile in particolare a chi tratta persone dal Qì congesto per vari motivi fisici e/o psicologici e, infine, un esercizio/meditazione, che sceglieremo tra quelli adatti a concludere l’esperienza, secondo lo sviluppo che la stessa avrà preso.

Volendo soltanto tentare di dare un senso dell’esperienza, nella prima fase chiedo di sedere in posizione comoda e rilassata, pur mantenendo un corretto allineamento del collo e della schiena, con i due piedi ben poggiati a terra, di percepire la stabilità dell’appoggio dei piedi e del pavimento pelvico sulla schiena; quindi di socchiudere gli occhi e rilassare le spalle, gomiti, i polsi e le mani. Portare l’attenzione al respiro, per rallentarlo e acquietare la mente e, finalmente, avvicinare lentamente le due mani, palmo verso palmo, ripetendo il gesto con naturalezza, senza pretesa di sentire alcunché ma anche senza pregiudizio preclusivo.

Sottolineo che non ricorro alla tecnica di far fregare energicamente le mani prima dell’esperienza, per evitare che si possa confondere l’energia termica sviluppata dalla frizione con un qualche aspetto della percezione del Qì, tra i quali, pure è compreso il calore. Prima o poi ognuna arriva a percepire una “sostanza energetica” che crea una resistenza elastica tra i due palmi; invito allora ad allargare ulteriormente i palmi, per dargli maggiore consistenza e, infine, ad immaginare di plasmarla tra i palmi, dandogli la forma di una pallina e farla ruotare tra i palmi. “Quale consistenza ha?”, domando, “quale temperatura ha?”, “è liscia? Punge?”. Ognuno riporta le percezioni personali, quando qualcuno non ritiene di aver avuto percezioni, lo aiuto “pulendo” i chakra dei palmi con una tecnica di pranic healing, ma non è richiesta una particolare iniziazione.

medicina cinese

La fase successiva credo sia la più suggestiva, essendo richiesto di sperimentare la condizione esistenziale dell’essere posto tra il Cielo e la Terra (dal che discende la soggezione reverente verso le manifestazioni del Cielo e la responsabile gestione delle cose terrene, secondo l’ordine universale taoista). Ricordo che dalla terra riceviamo Yin Qì (l’energia yin) ambientale, essendo per sua natura, densa, lenta e fredda, mentre dal cielo il Tien Qì, dalle caratteristiche opposte. Per questa esperienza, dopo la preparazione già detta, richiedo ai corsisti di sollevare la mano destra (braccia e spalle rilassate) e di lasciarla scendere dolcemente, immaginando di trovare un cuscino di Qì su quale poggiarla: a questo scopo ricordo la sensazione che si prova, immersi in acqua fino alla vita, quando si poggia la mano sul pelo dell’acqua. Quando tutti raggiungono questa percezione, chiedo si volgere al cielo il palmo sinistro, alla ricerca del Qì celeste.

Per questa ricerca chiedo di immaginare che il palmo sia collegato col cielo tramite un filo dorato e di sollevare la mano (spalla e braccio rilassati), per poi lasciarla scendere lentamente, come se ad ogni movimento il filo divenisse più teso, fino a sentire il peso della mano e dell’avambraccio farsi progressivamente più leggero, e di restare in questa posizione (quasi un Qì Gōng statico) poggiati sulla terra ed appesi al cielo, portando l’attenzione su una respirazione addominale, lenta e quadrata (inspiro, sto, espiro lentissimo, sto, ecc.). Fatta esperienza del proprio Qì fisiologico e del Tien/Tu Qì ambientale, possiamo affacciarci al Qì fisiologico altrui. Così come ognuno manifesta col corpo, la postura, l’eloquio, la propria unica struttura corporea, così essa è satura di una personale frequenza energetica, della quale è possibile percepire la presenza e, con l’esperienza e le utili (ma mai bastanti a sostituirla) “istruzioni per l’uso”.

In questa situazione propedeutica, mi sembra sufficiente un esercizio che a rotazione vede ciascun corsista, portare la mano a sfiorare le spalle e la spina dorsale degli altri disposti in cerchio, per fare esperienza della diversa qualità che mediamente distingue la persona osservata e quanto influisca una postura più o meno contratta sulla qualità del Qì percepito. Infine come si possa percepire una progressiva yanghizzazione dell’energia su tutti i soggetti, salendo dal chakra di base fin su quello della corona. Altri momenti salienti del corso sono un paio di meditazioni guidate, scelte secondo le evidenze che ogni volta maturano e una semplice “manipolazione” sulle energie sottili del capo e una elementare pulizia dell’aura prossimale propedeutica a future manovre di chelazione delle energie “pesanti”.

Ho affinato questo percorso propedeutico, consapevole che non è possibile fare una seconda prima buona esperienza con la bioenergetica orientale, se la prima è apparsa banale o velata da esoterismi di maniera. La mia esperienza di lavoro sul corpo e quella di pranic healer, condizionate dalla competenza di counselor transpersonale mi hanno portato a questo percorso essenziale, che associa le informazioni indispensabili sulla fisiologia bioenergetica all’esperienza delle sensazioni determinate dalla consapevole attivazione dei chakra dei palmi che, come ricorda Giulia Boschi, grande sinologa italiana, sono la fabbrica del lavoro e come tutte le fabbriche richiedono materia prima (Tu Qì) e tecnologie (Tien Qì).

Il Qì nelle altre culture

I giapponesi, per molti versi debitori della cultura cinese, utilizzano il termine KI. La loro anatomia energetica riprende i concetti di vasi (meridiani) e tsubo (punti), così come lo shiatsu propugna concetti analoghi al Tuī ná (massaggio tradizionale cinese). Le Arti Marziali giapponesi Aikido e le pratiche di meditazione Zen, equivalgono al Qì Gōng e al Tai Qì cinesi. La cultura Indiana ci ha donato la tradizione medica vedica detta Ayurveda. Anche la tradizione vedica riporta Marma (punti) e Nadi (meridiani). Una menzione particolare meritano i chakra, autentici “organi” bioenergetici, dai quali è impossibile prescindere. Avendo già interessato Jung, la moderna Psicologia Transpersonale considera con attenzione la fisiologia dei chakra e il connesso “linguaggio del corpo” che la condizione di ogni chakra esprime e amplifica.

Nel rappresentare una fisiologia bioenergetica sincretica, mi piace pensare ai chakra come alle grandi stazioni ferroviarie centrali, alle quali arrivano e ripartono il Qì e le sostanze energetiche da distribuire nel territorio (organismo/psiche/spirito), invece, ai meridiani come alla rete ferroviaria e, analogamente, ai punti come se fossero le stazioni e le stazioncine di scambio. Da queste ultime il Qì sarà capillarmente diffuso (vasi LO, vasi straordinari, …) ad ogni destinatario: organo, tessuto e cellula, che potrà utilizzarlo secondo propria necessità, per poi renderlo alla rete distributiva elaborato e arricchito dal proprio contributo.

Ne consegue che una distribuzione o circolazione alterata delle sostanze energetiche comporterà delle anomalie al funzionamento efficace degli apparati corporei, così come, di converso, una patologia o un danno strutturale di un apparato, produrrà un’alterazione quali-quantitativa del Qì circolante. Ancora un cenno al concetto ellenico di Psiche, posto a fronte di quello orientale di Qì. L’enciclopedia Treccani definisce Psiche: “Termine la cui etimologia si riconduce all’idea del ‘soffio’, cioè del respiro vitale; presso i Greci designava l’anima in quanto originariamente identificata con quel respiro”. Anche noi, peraltro, associamo il respiro alla vita, associando il concetto di “rendere l’anima”, al rendere l’ultima espirazione, così come quello di nascere alla prima inspirazione del neonato.

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