L'Eterno Ulisse

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I sentieri della memoria

Caro Alberto

“Addio Alberto. Oggi te ne sei andato. Ma i tuoi libri sono qui insieme ai frammenti di un dialogo, che è stato intenso e ricco e che non si interromperà mai”. Il 9 settembre 2013 si è spento Alberto Bevilacqua. Nelle parole di Velia Iacovino, il ricordo di uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei.

di Velia Iacovino, 12 Settembre 2013
TAG  libri  memoria  alberto bevilacqua 

alberto bevilacqua
Il 9 settembre 2013 si è spento Alberto Bevilacqua, uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei

Caro Alberto,

non dimenticherò la magia delle tue parole che si intrecciavano tra loro e volavano oltre il volgare rasoterra dell’esistenza. Non dimenticherò che dicevi di essere uno stregone delle paludi e che vedevi, perché sapevi spingere il cervello oltre i limiti. Non dimenticherò che una volta, una vigilia di Natale di pochi anni fa, mi dicesti... e non ti volli ascoltare. Mi dicesti... ma io ero perduta e smarrita dentro una prigione che mi sembrava un porto sicuro.

Tu fai parte dei miei anni belli. Della stagione delle serate scintillanti, del grande fervore di una Roma che non c’è più. Parlavi con me e con Franco di gialli e di misteri, che poi ricostruivamo insieme. Di politica e di fatti della vita. Ricordi? Parlavi della tua Parma, dell’Oltretorrente, della tua infanzia povera ma straordinaria.

Di tua madre e di quando le portasti a casa Charlie Chaplin. Del tuo Po, che sempre ti scorreva negli occhi come una nostalgia. Degli Anni struggenti di te bambino. Di tua nonna: una forza della natura, una sorta di totem, come la chiamavi, che ti aveva insegnato tutto e che la sera usciva con una gatta sotto il braccio per andare a parlare con il marito morto.

Di Marquez , che riuscisti a trascinare nella tua terra, di Ionesco, che seppe capire la tua poesia e di Borges che nella tua scrittura colse la straordinaria capacità di stupire.

Di Romy Schneider, che fu “La Califfa. Del tuo rapporto con le donne, così difficile e complesso. Dei figli che hai desiderato ma non hai mai voluto. Del male sottile che è la depressione.

Della felicità che “ti apre i polmoni e ti ripulisce il cervello”. Del piacere erotico che ti dà il vizio di scrivere.

E di quella “nostalgia di essere amato” che c’è in tutte le tue opere, romanzi e poesie, da “Questa specie d’amore” a “L’Occhio del Gatto”, a “Il curioso delle donne”, “La donna delle Meraviglie”, “La grande Gio’”, “I sensi incanti”.

Addio Alberto. Oggi te ne sei andato. Ma i tuoi libri sono qui insieme ai frammenti di un dialogo, che è stato intenso e ricco e che non si interromperà mai. Grazie anche per i doni che con grande tenerezza da stregone delle paludi volesti infondere, quando nacque, a mio figlio Alberto, che tenesti a battesimo.

Alberto Bevilacqua si è spento oggi 9 settembre 2013 a Villa Mafalda, dove era ricoverato da mesi. Era nato a Parma nel 1934 ed è uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei.

Il suo ultimo libro è uscito nel 2012 e si intitola “Roma Califfa”, titolo che cita il suo bestseller “La Califfa”, pubblicato nel 1964 e poi portato dallo stesso autore sul grande schermo con Romy Schneider protagonista.

“La polvere sull'Erba”, 1955, è il suo primo romanzo dedicato al tema controverso della guerra partigiana in Emilia. Seguirà subito dopo “Una città in amore”. Poi, dopo “La Califfa”, consoliderà il suo successo con “Questa specie d'amore”, vincitore del Premio Campiello nel 1966 e del David di Donatello nella versione cinematografica, e con “L'Occhio del Gatto” vincitore del premio Strega nel 1968.

Tra i numerosissimi altri romanzi si ricordano “Il viaggio misterioso” (1972), “Una scandalosa giovinezza” (1978), “Festa parmigiana” (1980), “Il curioso delle donne” (1983), “La grande Giò” (1986), “I sensi incantati” (1991), “L'eros” (1994), “Gli anni struggenti” (2000), “Lui che ti tradiva” (2006) e opere come “Lettera alla madre sulla felicità” (1995) e “Tu che mi ascolti” (2004) e la raccolta di poesia “La Camera segreta”.

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