L'Eterno Ulisse

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I sentieri della memoria

Che fine ha fatto Giuseppe?

Torna in ogni casa cristiana per rasserenare il cuore di tutti, come ogni anno, la Sacra Famiglia e, soprattutto, accompagnato da sua moglie Maria e da suo figlio Emmanuele, torna a farsi vedere Giuseppe, per un'apparizione tanto importante quanto fugace... ma, ci chiediamo da sempre, dopo la sua repentina comparsa... che fine ha fatto Giuseppe?

di Giuliana Pelliccioni, 15 Dicembre 2020
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Giovanni Francesco Barbieri, Il Guercino Saint Joseph with the Flowering Rod.

Abramo generò Isacco... e Iesse generò David il re... e il re David ebbe Salomone... Eliud generò Eleazar, Eleazar generò Matan, Matan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù detto il Cristo...» (Vangelo secondo Matteo, Genealogia di Cristo). Giuseppe, quindi, discendeva da Giacobbe, da David e da Abramo. Non sappiamo da quale terra Giuseppe provenisse: Giustino martire afferma che era nativo di Betlemme; altre fonti lo vogliono nato a Nazareth dove, già in giovane età, pare svolgesse il lavoro del falegname carpentiere.

I quattro Evangelisti ce lo presentano come sposo promesso o come lo sposo legittimo di Maria, senza darci di lui altre informazioni più precise.

Le notizie che i Vangeli canonici ci tramandano, quindi, sono ben poche e, a parte il fatto che provenisse dalla stirpe di David, che fosse lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù, non sappiamo altro di lui, né alcuna sua parola o pensiero vengono riferiti. Persino la sua età non è accertata; sta di fatto che, secondo alcuni testi, era già anziano quando sposò Maria, che pare le fosse stata destinata fin dalla nascita; secondo altri, era un uomo dall’età imprecisata; secondo una certa iconografia, invece, viene rappresentato, a volte, come un uomo ancor giovane e, altre volte, come un vegliardo che trascinava i suoi anni poggiandosi ad un bastone.

Un’antica leggenda narra che Maria, appena dodicenne, lo prescelse quale futuro sposo, perché il bastone che lo sorreggeva fiorì all’improvviso e da questo uscì volando una colomba. La giovinetta, estasiata da tale prodigio fece, in quel momento, la sua scelta per la vita. Questo episodio, a ben pensarci, è un gran conforto per le donne di tutti i tempi le quali, oggi più che mai, sostengono che gli uomini credono di essere i cacciatori nell’eterno gioco dell’amore, ma che, in realtà, sono sempre le prede già prescelte. Giuseppe stesso non poté sottrarsi a questa regola...

In verità, quest’uomo umile e pieno di dignità e d’amore, rimane una figura dai contorni sfumati: all’improvviso appare come all'improvviso scompare dalla scena, dopo aver reso al genere umano un servigio senza precedenti, in nome e per conto di Dio Padre.

Giuseppe era, dunque, padre putativo del suo Padre Celeste e marito legittimo di sua Madre, in quanto, rispettivamente, Padre e Madre di tutti gli uomini. La posizione del falegname carpentiere è, già di per sé, abbastanza difficile da comprendere... ma, poiché tutto è possibile a Colui che governa il mondo, noi lo accettiamo. Con la stessa serenità accettiamo le poche notizie che ci giungono circa i suoi anni giovanili; ma la vecchiaia, ci piacerebbe sapere, come la trascorse Giuseppe?


Miniatura di Cristoforo de Predis, tratta da Historia del nuovo Testamento, 1976

Non è dato saperlo. Solo i Vangeli apocrifi, raccontando di Giuseppe, ci dicono che morì in tarda età, dopo aver avuto da Maria dodici figli. Malgrado la Chiesa Cattolica non riconosca questi Vangeli, ci sia consentito esprimere il nostro pensiero che, da credenti qual siamo, non riteniamo affatto blasfemo. Accettata come dogma la verginità di Maria, che male ci sarebbe se questa, dopo aver partorito il Figlio senza peccato ed esaudito quindi la volontà del Padre; dopo aver portato a compimento l'opera affidatale senza porre condizione alcuna all'avverarsi di quanto era scritto, avesse trascorso gli anni a seguire accanto allo sposo legittimo, avendo da lui dei figli, come una donna comune?

Anzi, questa sua nuova condizione di donna terrena tra le donne, di madre tra le madri, non farebbe altro che renderla ancor più cara al genere umano, perché le donerebbe quell’umanità che, altrimenti, non sembrerebbe far parte della sua natura, rendendola una creatura impalpabile e diversa da ogni altra. In questa sua nuova condizione di sposa-madre mortale, d’altronde, questa giovinetta già gravata di un compito così immenso, non farebbe altro che mettere in atto, nell’osservanza del sacramento del matrimonio, le parole del Figlio: «Crescete e moltiplicatevi». Maria, in verità, non è madre della divinità, ma madre di Dio fatto Uomo, venuto tra gli uomini per vivere tra loro, diffondere il Verbo e morire per la loro salvezza. Ne è testimonianza la Croce, che da 2000 anni continua a mostrarci le umane sofferenze di Cristo e a ricordarci la sua storia. La Madonna rimane comunque la Vergine Maria che concepì senza peccato; e peccato non compì mai, né nella sua veste di Madre di Gesù, né in quella di sposa di Giuseppe, perché visse sempre nel rispetto della volontà di Dio.


Miniatura di Cristoforo de Predis, tratta da Historia del nuovo Testamento, 1976

«...Risvegliatosi adunque Giuseppe dal sonno, fece come gli aveva ordinato l'Angelo del Signore, e prese con sé la sua consorte. Ed egli non la conobbe, sino a quando partorì il suo figliolo primogenito.» (dal Vangelo di Matteo), «...e partorì il suo Figliolo primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia...» (Luca, 11,1,20).

E ancora: «E venne la madre e i fratelli di lui, e stando fuori mandarono a chiamarlo. E sedeva intorno a lui molta gente, e gli dissero: “Ecco che tua madre e i tuoi fratelli là fuori cercano di te”. Ma egli rispose e disse loro: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?” E girati gli occhi sopra coloro che gli sedevano attorno: “Ecco, disse, mia madre e i miei fratelli. Poiché chi fa la volontà di Dio, è mio fratello, mia sorella e madre”.» Sia Matteo che Luca sembrerebbero confermare, dai passi riportati, che Giuseppe “conobbe” Maria dopo aver concepito Gesù, il primogenito e che a lui furono dati altri fratelli. Alcuni commentatori, tra i quali Dom Calmet,osservano che il termine “primogenito” non implica necessariamente l'idea di “primo tra altri" e che forse il termine è stato usato con riferimento ad una particolare legislazione ebraica religiosa nei confronti del primo figlio. Così è anche per la parola “fratelli” che andrebbe intesa come “parenti”. Consentiteci di dare poco valore a questa interpretazione o ad un’altra, di parte o meno che possano essere.

Noi non vogliamo, in questa sede, avventurarci in discorsi, in ricerche etimologiche e in riflessioni di difficile interpretazione; per chi ha fede, riteniamo, ed accetta senza riserve i misteri racchiusi nella religione cristiana, non vi può essere differenza tra il credere ad una versione o all’altra. In entrambi i casi Maria rimane la Madre di Gesù e di tutti gli uomini e Gesù il Figlio di Dio.

Certo, umanamente, siamo portati a “fare il tifo" per la versione che vuole Giuseppe vicino alla sua compagna fino alla fine dei suoi giorni, perché ci pare giusto trovare una collocazione e dare una identità a quell’ umile falegname che ha accettato di crescere, educare e seguire con amore il figlio di un altro, sia pure questi il Dio dell’universo.

E sì che questo bambino non fu certo un adolescente tranquillo; tutt’altro. Ne ha combinate di tutti i colori sin dalla più tenera età: a dodici anni, senza avvertire i genitori che non intendeva seguirli sulla strada del ritorno da Gerusalemme a casa, decise di recarsi al Tempio a dar sfoggio della sua sapienza davanti ai dottori e, alla madre che, una volta trovatolo, gli chiedeva: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo!» egli rispose «E perché cercarmi? Non sapevate che io devo occuparmi di ciò che spetta al Padre mio?»

...ricordando con queste parole, aggiungiamo noi, a quel sant'uomo di Giuseppe che non era il suo vero padre... e che lui, alla fin fine, faceva come meglio credeva.

Da allora non ha fatto che strabiliare le genti e tenere in ansia i genitori: discusse col diavolo, moltiplicò i pani e i pesci, trasformò in vino l'acqua, resuscitò i morti, fece camminare i paralitici, placò gli spiriti degli indemoniati, rimise i peccati degli uomini, ordinò ai venti e ai mari di calmare la loro ira, camminò sulle acque trascinando nella sua avventura l’amico Pietro e, poiché quest'ultimo temeva di non esserne capace ed era impaurito e titubante, lo rimproverò pure, apostrofandolo con le parole «Uomo di poca fede!», difese le peccatrici… Queste "marachelle" non furono che una minima parte di quelle combinate nei suoi 33 anni di vita.

Deve essere stato veramente difficile, ammettiamolo pure, per Giuseppe, seguire l'educazione di questo ragazzo tanto particolare. Ma, malgrado tutto, il falegname non si ribellò mai alla volontà di Dio e tutto accettò, anche la sua scomoda situazione.

In effetti, da un punto di vista umano, egli trova in noi piena comprensione: ma un altro uomo se la sarebbe sentita di proteggere la moglie di un altro e di mantenere lei e il figlio senza neanche ricevere gli assegni familiari o gli alimenti? Giuseppe, in fin dei conti, era un povero operaio che doveva tirare la cinghia per sbarcare il lunario... e, tra le altre stranezze, quel ragazzo divideva tutto con tutti e regalava ogni cosa a chiunque incontrasse! È comprensibile che il giovane non si creasse problemi economici, ben sapendo di essere l’unico erede di un capitale inestinguibile, data la posizione del Padre; ma Giuseppe, che il Padre non aveva neanche il piacere di conoscerlo, che benefici riceveva da Lui? Sicuramente nessun altro al mondo si sarebbe assunto un onere di tale entità... E, allora, bisogna credere che fosse un essere davvero unico ed eccezionale che merita un posto di primo piano. Sembrerebbe, a prima vista, una delle tante comparse di un film incentrato su due unici protagonisti importanti... in realtà è l’anello di congiunzione tra il possibile e l'impossibile, tra il credibile e l'incredibile, tra il verificabile e l'imponderabile, tra una storia divina e la realtà della vita. Senza la sua presenza ed il suo aiuto, Maria come sarebbe stata giudicata? Come avrebbe giustificato la nascita di un bambino senza padre? E quale sarebbe stata la fine di questa ragazza-madre e di suo figlio? E chi avrebbe provveduto a crescerlo nell'amore e nel calore di una famiglia regolare?

I Vangeli, abbiamo detto, non ci dicono che fine abbia fatto Giuseppe e noi che leggiamo restiamo col dubbio che egli sia mai esistito. Ma, senza la sua presenza, non avrebbe potuto compiersi la volontà del Padre: ecco che egli diventa una figura chiave, colui che permette la realizzazione di quanto era scritto.


Foto di Dorothée QUENNESSON da Pixabay

Si deve soprattutto a Santa Teresa D’Avila la diffusione del culto di Giuseppe e la sua ascesa verso il riconoscimento della santità: prima d'allora pare che la persona di Giuseppe fosse spesso oggetto di scherno, proprio a causa della sua posizione in seno alla Sacra Famiglia.

Attualmente egli viene festeggiato il 1° maggio e il 19 marzo. Nella prima data viene ricordato come il protettore dei lavoratori: nella seconda come il protettore dei padri di famiglia (titolo veramente guadagnato sul campo!), degli uomini di legge e di tutti coloro che sperano di raggiungere la morte in santità. Si racconta che, giunta l'ora della sua morte, Giuseppe il falegname provasse una certa paura, come tutti i mortali, d'altronde: Maria e Gesù gli furono vicini e quest'ultimo gli promise che chiunque avesse dispensato bene in suo nome, sarebbe stato protetto dall'alto dei Cieli (dal testo greco Storia di Giuseppe il falegname).

Giovanni XXIII fece aggiungere il nome di Giuseppe nel Canone della Messa, così come prima di lui altri Papi, Gregorio XVI, Clemente XI, Pio IX e Pio XII si prodigarono per dare al santo un sempre più preciso ruolo in seno alla Chiesa Cattolica. Malgrado tanto interessamento in suo favore, non è presso una città italiana che si osserva il maggior culto verso Giuseppe, ma a Montreal, in Canada. Ci piace pensare che Giuseppe sia stato insignito del titolo di protettore dei padri di famiglia, perché riteniamo che quel ruolo spetti a lui più che a qualsiasi altro: e padre fu veramente, padre premuroso e attento, generoso e paziente, rimanendo sempre nell'ombra di questo figlio non suo, ma che lo irradiava di Luce divina.

Se il destino umano dell'uomo Giuseppe non fu proprio tra i più semplici, certo è che il senso della sua vita fu tutto un inno all'Amore, alla Verità e alla Luce: il suo fardello fu tra i più pesanti che uomo potesse portare sulle spalle. Pare, tra l'altro, che il santo sia stato spesso raffigurato ricurvo e appoggiato al suo bastone per meglio rappresentarlo come colui che ha caricato sulle proprie spalle le colpe dell’umanità. di quella stessa umanità per la quale il Figlio ha dato la vita.

Egli fu il testimone della verginità di Maria, sua moglie e madre “celeste”, e fu anche il garante dell'onore di lei e del suo figliolo; egli assicurò al figlio putativo, attraverso il legale matrimonio con la madre, la discendenza da David e fece le veci di Dio stesso, quale rappresentante in terra del Padre e quale tutore del Figlio. Il messaggio che Giuseppe portò agli uomini è ancora oggi un messaggio d’amore che vorremmo non avesse mai fine; anche per questo, per sentirlo uomo come noi, vogliamo continuare o a crederlo morto nel suo letto, amorevolmente accudito dalla donna amata e dai figli avuti da lei nell'intimità di un focolare benedetto da Dio Padre o, qualora questo ci fosse vietato, vogliamo continuare a cercarlo, chiedendo a chi crede nella sua esistenza passata... chi l’ha visto?

Per ora, in questi giorni di festa del Natale, accontentiamoci di ritrovarlo nella grotta a vegliare su quel Bambino santo e sua madre, come da secoli si ripete in questa data e auguriamoci di far parte della schiera di coloro che, una volta conclusa la strada terrena, possano incontrarlo nella dimensione divina e chiedergli, finalmente: «Giuseppe, ma che fine hai fatto?». Solo allora sapremo la verità.

Abitare In Salute
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