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La storia costruita

Una luce in catacomba

Nel tempo si è costruita e tramandata l’idea che le catacombe fossero luoghi segreti in cui i cristiani delle prime comunità erano soliti rifugiarsi durante le persecuzioni. Come hanno fatto dei cimiteri a diventare luoghi di riunione?

di Emanuela D'Ignazio, 10 Aprile 2014
TAG  catacombe  roma  cristiani  religione  morte 

catacomba
La parete di fondo del cubicolo A3 dei Sacramenti all'interno della Catacomba di S. Callisto a Roma

Il termine catacumbas utilizzato per designare i cimiteri sotterranei, deriva dal greco katà kumbas, che vuol dire ‘presso le cavità’. Precisazioni che, se per molti di voi possono risultare scontate, sono necessarie dal momento che nel tempo si è costruita e tramandata l’idea che queste fossero luoghi segreti in cui i cristiani, delle prime comunità, erano soliti rifugiarsi durante le persecuzioni.

Come hanno fatto dei cimiteri a diventare luoghi di riunione?

Prendiamo come esempio la città di Roma. Tra le fonti di IV secolo d.C. che ci testimoniano la presenza delle catacombe, importanti per noi sono le parole di S. Girolamo che, nel descrivere la visita nelle catacombe romane quando ancora era uno studente, profila uno scenario che ricorda la discesa agli Inferi dell’Eneide: “ gli animi sono atterriti dall’orrore e dal silenzio” (Eneide II, 755). Scrive di luoghi oscuri, tenebrosi nei quali avanzare ad agio attraverso lunghe e strette gallerie, parole che bene soddisfacevano le dicerie che iniziavano a diffondersi, già quindi nel tardo 300 d.C., circa la funzione di queste particolari costruzioni. Tali leggende furono alimentate anche da distorte interpretazioni di alcuni passi del Liber Pontificalis romano che alludevano al soggiorno di alcuni pontefici nei cimiteri. Conosciute come sicuri rifugi per i cristiani, teatri di discutibili pratiche religiose e scenari di martirii, il tempo ha contribuito ad occultare la verità sulle catacombe coprendole con il velo del mistero a partire dalla letteratura patristica, passando per le passioni agiografiche medievali fino a giungere ai romanzi dell’Ottocento, come Fabiola che ispirò i grandi kolossal americani.

Se le tenebre descritte da Girolamo hanno fornito l’alibi perfetto per costruire storie leggendarie sulle catacombe, l’archeologia ha il compito di portare un po’ di luce.

La presenza all’interno delle catacombe di cosiddetti “pozzi di luce”, cioè di lucernari, testimoniati già nei sepolcri sotterranei di ricche famiglie pagane (come l’ipogeo degli Aureli), furono realizzati appositamente per illuminare determinati ambienti: le tombe venerate dei martiri, attorno alle quali i cristiani più abbienti potevano richiedere ai fossori di predisporre le proprie sepolture. Il vantaggio di una sepoltura ad sanctos stava nel poter beneficiare delle preghiere rivolte al martire, come se appunto la contiguità permettesse indirettamente di beneficiare delle preghiere rivolte dai fedeli.

Questi cimiteri sotterranei ci forniscono inoltre preziose informazioni sull’organizzazione delle prime comunità cristiane, mostrandoci sia ambienti più grandi e provvisti di decorazioni pittoriche ed elementi architettonici (come gli arcosoli) funzionali ad evidenziarne il prestigio, sia i numerosissimi loculi, destinati all’anonimato, disposti su pilae verticali che occupano lo spazio disponibile sulle pareti delle gallerie. Un sistema di sfruttamento intensivo degli spazi che rispondeva al criterio di uguaglianza e che, proprio per questo, non contemplava la presenza di ricchi corredi, ma di semplici oggetti-portafortuna, come gusci di tartaruga, ampolle vitree o anellini, posizionati in prossimità della tomba del defunto o murate nella calce di copertura dei loculi. Nella Tradizione Apostolica del Vescovo Ippolito si legge inoltre, che nelle comunità cristiane era previsto un sovvenzionamento collettivo destinato ai cimiteri e finalizzato a garantire una sepoltura ai più bisognosi della comunità. Tali pratiche, dettate dallo spirito comunitario delle origini, trovano giustificazione nella funzione per cui furono create le catacombe: ospitare quante più sepolture, un progetto che necessitava di spazi assai ampi. La scelta del sotto-terra rispondeva proprio alle esigenze di spazio e permetteva di aggirare gli elevati costi che avrebbe comportato l’acquisto di un terreno e la costruzione nel sopratterra di una struttura, non solo ampia a sufficienza da contenere le sepolture, ma che ne permettesse ampliamenti all’occorrenza.

La praticità e non la paura di essere perseguitati spinse i fedeli a scendere nelle cavità, in spazi che consentissero ai membri della comunità di riunirsi per celebrare eucaristicamente il dies natalis dei martiri. Le catacombe diventavano quindi effettivamente luoghi di riunione, ma in precisi giorni dell’anno, durante i quali si leggevano salmi, si pregava per i propri defunti e per i testimoni di Dio e si banchettava in loro onore, onorando il giorno del martirio con l’agape, il banchetto eucaristico erede dell’epulum pagano. Che nelle catacombe si consumassero dei pasti ce lo testimoniano proprio i resti di alcune mense circolari sistemate in appositi vani ricavati nelle pareti delle gallerie per accogliere i fedeli.

Così le catacombe si privano di quell’alone di mistero che le aveva avvolte per mostrarsi come importanti e ingegnose opere realizzate in un passato dove la figura di Costantino ancora non aveva ricoperto alcun ruolo. Gli scavi archeologici, l’analisi dei materiali e dei resti ossei hanno permesso di individuare le varie fase costruttive e di ampliamento operate nel tempo, accertando una continuità d’uso di questi spazi, sempre di tipo funerario, fino almeno alla seconda metà del V secolo, d.C., quando il bisogno di nascondersi per i cristiani non sarebbe stata più una priorità.

La Storia che il tempo aveva costruito sulle catacombe è stata smentita dalle catacombe stesse, che interrogate adeguatamente hanno saputo restituirci uno spaccato della vita delle prime comunità cristiane, ma non per questo dobbiamo privarci di provare un pizzico di paura alimentato dal brivido dell’ignoto che inevitabilmente si prova scendendo all’interno di una catacomba.

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