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Vacanze a Lanzarote, sulle tracce del navigatore che prima di Colombo aprì le rotte atlantiche

Cosa possono avere in comune un avvocato romano in vacanza e un navigatore genovese del XIII secolo? Forse la curiosità, altrimenti l’intrigo storico non si potrebbe facilmente dipanare. Ma cerchiamo di procedere con ordine…

di Rigel Langella, 1 Febbraio 2013
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Lanzarote, Canarie (Foto: Flickr)

Alfonso Licata va in vacanza a Lanzarote con la sua simpatica famiglia (la moglie Sabrina e la figlia Angelica, che condividono in pieno la sua passione) e il posto lo seduce talmente che ci compra casa. Impara ad amare l’isola e a farla amare a molti altri, tanto da fondare l’Associazione Italiani amici di Lanzarote, grazie alla quale ho scoperto anch’io non una meta turistica banale, ma il rifugio-pensatoio di personaggi come Cesar Manrique e José Saramago. Andando in giro e facendo amicizia scopre che gli affabili isolani gli ripetono sempre la stessa battuta: “Italiano? Allora Lanzarotto!”. Lui sulle prime sorride, poi cerca di capire e quello è stato l’errore fatidico, perché da quel momento la sua vita finisce per legarsi inestricabilmente a quella di Lanzarotto Malocello, che è come un Carneade medievale: ma chi era costui?

La storia è un po’ lunga, ma merita di essere raccontata. Basti pensare che gli storici che fanno parte del Comitato che ha promosso una serie di prestigiosi eventi internazionali, in occasione del VII Centenario della scoperta di Lanzarote, ritengono che bisognerebbe addirittura riscrivere la storia dell’Evo moderno e retrodatarla di oltre un secolo, da Colombo a Lanzarotto, dalla scoperta dell’America alla riscoperta delle Canarie.

La storia del nostro eroe si inserisce in quella più ampia della potentissima Repubblica Marinara di Genova che, all’epoca del suo apogeo, spadroneggiava nel Mediterraneo. A un certo punto, però, gli Arabi conquistano la parte meridionale e l’autostrada del mare che collegava l’Europa ai terminali della Via della Seta e delle Spezie si interrompe bruscamente con le Crociate. Da quel momento i provetti navigatori italiani cominciano ad esplorare nuove rotte per raggiungere l’Oriente “puntando la prua ad Occidente”. Ad Occidente, però, la “geografia teologica” situava la barriera insormontabile delle Colonne d’Ercole. Sulle carte apparivano con la dicitura: non plus ultra. Sebbene i Romani alle Canarie erano arrivati e le chiamavano, non a caso: “Isole Felici”, come testimoniano Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo che ne parlarono diffusamente.

Forse per questo Dante, nel XXVI Canto dell’Inferno, fa compiere al nostro amico Ulisse il “folle volo” oltre le Colonne d’Ercole, la barriera insormontabile, il tabù dei naviganti del tempo.

La famiglia Malocello era nobile (il suo curioso nome deriva dallo stemma gentilizio con la civetta: malus uccellus…), compare nelle cronache pubbliche sin dal 1099, distinguendosi per imprese compiute e incarichi ricoperti, aveva risorse economiche e conoscenza del mare. Forse potremmo definirli armatori, dato che a Varazze la superba padrona dei mari costruiva le navi che competevano con le altre potenze marinare. Fatto sta che a un certo punto comincia una vera e propria corsa all’esplorazione dell’Atlantico.

Prima di lui da Genova erano partiti i fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi, nel 1291, che avevano affrontato la nuova rotta ma di loro si era persa ogni traccia. Lanzarotto, nonostante l’esito nefasto della precedente spedizione, non si arrende e assume il ruolo di pioniere, esploratore delle rotte nuove che avrebbero potuto portare ricchezza nei forzieri della Repubblica. I marinai avevano mantenuto la cognizione, tramandata di generazione in generazione, della presenza certa di isole favolose nell’Atlantico, ma la loro posizione era sparita dalle mappe.

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Lanzarote, Canarie (Foto: Flickr)

Ecco allora entrare in scena il nostro Lanzellotto, di cui non conosciamo il volto, ma di cui Licata, con acribia critica e pazienza certosina, ricostruisce attraverso ricerche d’archivio, comparazione con altre fonti coeve, statura e personalità. Tanto che già dopo poche pagine del testo trasmette un misto di simpatia e curiosità che ci fa immedesimare in questo uomo nuovo, con le vesti e i mezzi del Medio Evo e la mente nel Rinascimento. Possiamo immaginarlo sulla spiaggia di Varazze a soprintendere alla costruzione del suo veliero, scandita dai colpi sicuri e ritmati dei maestri d’ascia, mentre l’ansia del varo cresceva in lui, come una febbre inestinguibile, conteso tra la spavalderia di affrontare l’avventura e la superstizione di infrangere un tabù. Era il 1313 quando il navigatore lasciò il porto di Genova, sappiamo che affrontò il mare, che resistette alle avversità della navigazione e arrivò a piantare la gloriosa bandiera della Repubblica sul suolo delle Canarie. Però, quello che accadde alle Canarie non lo sappiamo, ma possiamo ben immaginarlo perché il nostro eroe, non tornò subito indietro, assieme alla sua ciurma, per dare la buona nuova ai concittadini e alle famiglie, in ansia per la loro sorte. Infatti, per approfondire bene la conoscenza di luoghi e persone, preferì fermarsi circa vent'anni nell'isola prima di tornare… Dalle cronache, infatti, è dato sapere che in data imprecisata, ricco e felice, anche se un po’ invecchiato tornò a casa a godersi il frutto della sua conquista e certamente di tanti bei ricordi di gioventù!

La gran carta catalana di Angelino Dulcert, del 1339, di appena pochi anni posteriore ai fatti che abbiamo appena narrato, inserisce l’arcipelago delle Canarie al suo giusto posto nell’Atlantico e attribuisce alla più settentrionale il nome di Lanzarote (Insula de Lanzarotus Marocellus). Toponimo che non fu mai più mutato e di cui l’isola si fregia tuttora. Questa è la storia, ma ogni storia ha in sé un senso più recondito, che noi posteri siamo chiamati ad approfondire e comprendere. È di tutta evidenza che questa scoperta aprì la rotta ad altre ardite spedizioni, compresa quella del più famoso Cristoforo Colombo.

Come sottolinea Francesco Surdich, ordinario di Scoperte geografiche, Università di Genova: "anche la riscoperta in epoca medievale delle Canarie pose fine ad una geografia teologica astratta ed incurante dell'uomo, trasformandola in scienza attenta alle lotte, al profitto, al potere cioè alle logiche del capitalismo che gli uomini d'affari i genovesi in testa metteranno a frutto per il dominio dei mari".

Lo sforzo profuso dall’autore, compresa la sua metamorfosi personale, da ex-vacanziere a storico ufficiale del navigatore ligure,vuole rendere il giusto merito a lui, non solo per quello che rappresenta nella storia italiana ed europea ma anche quale emblema di tanti grandi personaggi dimenticati ingiustamente che hanno contribuito all’avanzamento del progresso e della conoscenza.

Per questo a Varazze, ogni anno in settembre, festeggeranno il loro originale e personale Malocello’s day, al quale invitano tutti gli appassionati di storia ad unirsi.

Il volume di Alfonso Licata, Lanzarotto Malocello dall’Italia alle Canarie, è pubblicato dal CISM-Ministero della Difesa, con le autorevoli prefazioni di Franco Cardini e Francesco Surdich.

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2 lettori hanno commentato questo articolo commenta commenta anche tu
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6 Marzo 2013 22:14, Franco ha scritto:
Il "Comitato promotore per le celebrazioni del VII centenario della scoperta di Lanzarote e delle Isole Canarie da parte del navigatore italiano Lanzarotto Malocello" ha organizzato numerose manifestazioni in tutta Italia e grazie ad esso si è potuto conoscere meglio questo insigne e coraggioso navigatore che pe primo sfidò il mito delle Colonne d'Ercole ed aprì la via alle grandi scoperte geografiche
2 Febbraio 2013 17:03, Stefania ha scritto:
veramente interessante.Dovrebbero insegnare queste cose nelle scuole e invece....... niente!!

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