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Grazia Deledda, un bambino di sesso femminile…

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di Neria De Giovanni, 12 Febbraio 2015
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Grazia Deledda

«Ho vent’anni e sono bruna e un tantino anche… brutta, non tanto però come sembro nell’orribile ritratto in prima pagina di “Fior di sardegna”», scriveva nel 1892 al Provaglio parlando di sé. Di certo l’iconografia non l’ha aiutata. Le fotografie più famose la presentano con i capelli grigi, spesso dietro una scrivania con bamboline vestite in costume sardo; oppure con il volto più giovane ma imbronciato e severo. Veniva da una Sardegna diversa per cultura e lingua, scriveva storie di amore e di vendetta, con passioni a tinte

troppo forti per una signorina per bene… di se stessa diceva: «molti mi credono una creatura fantastica, strana e aristocratica, altri invece mi prendono per una maestrina in una scuola comunale di montagna. Non sono nulla di tutto questo. Sono semplicemente una signorina qualunque piena di buon senso comune. Io studio e sempre molto: aspiro alla celebrità, non lo nascondo, e spero di riuscirvi». Unica donna dei sei premi nobel per le lettere italiane, Grazia Deledda è tra le dieci scrittrici in tutto il mondo che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

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